DISLESSIA: IL DISIMPEGNO DELLA SCUOLA

Tratto da: www.rivistadidattica.com   un interessante e toccante articolo

 

DISLESSIA: IL DISIMPEGNO DELLA SCUOLA
di Enrico Rialti

Nessuno potrà mai capire cosa significhi essere dislessici nel mondo della scuola. Nessuno potrà mai capire, dal di fuori, cosa si provi a sentirsi umiliati per tutta la propria infanzia e sentirsi ripetere giorno dopo giorno che non sarete mai capaci di avere successo in niente”.
Lo raccontava Jackie Stewart, vincitore per ventisette volte del Grand Prix , incoronato Sir dal Principe Carlo.
È dislessico.
La sua è la storia di tanti.
Ed è anche la nostra storia. Noi abbiamo deciso di condividerla perché quando l’ingiustizia colpisce i ragazzi non può mai passare sotto silenzio.
È la storia di una vita VISSUTA a credere e condividere un progetto educativo e frantumata in pochi attimi.
Nostro figlio, ragazzo dislessico, studente di un liceo scientifico parificato fiorentino: tante le difficoltà incontrate nel corso della sua carriera scolastica, ma anche tanto l’impegno, la tenacia, la dedizione nello studio.
Eppure sembra che la scuola di oggi, e in particolare l’istituto in questione, o non conoscano affatto la realtà di questi ragazzi o, peggio, non vogliano conoscerla.
Non volevamo credere a quanti ci raccontavano di brutte esperienze vissute in un ambiente a noi così familiare: l’anno scolastico 2006/2007 si era svolto in un clima idilliaco, con rapporti di stima ed affetto fra studenti e docenti e risultati scolastici impeccabili.
Ma è bastato che nuovi docenti prendessero in carico la classe ed il clima si è tramutato, ma a spese, per l’appunto, dei due alunni con dislessia evolutiva.
A niente è servito adoperarsi con lezioni private, ore e ore di ripetizioni, giornate intere di studio dalla mattina a notte fonda. A niente è servito l’impegno di genitori, docenti esterni, professionisti nel cercare di aiutare questi ragazzi. Nel nostro caso specifico, professionisti nel tutoraggio nei casi di DSA si sono offerti fin dall’inizio dell’anno a collaborare con la scuola per il bene degli studenti con dislessia. La scuola ha declinato ogni offerta, ha negato la necessità che i docenti approfondissero le loro conoscenze su questa realtà così diffusa e così fraintesa.
In un paese, Italia, in cui ancora così poco ci si adopera per gli studenti dislessici, che un istituto, per lo più cattolico, rifiuti la possibilità di ampliare le occasioni di aiuto a chi è in difficoltà è vergognoso.
Risultato: sia nostro figlio che l’altra ragazza dislessica sono stati bocciati.
Ma il problema non è la bocciatura in sé: questa può essere in certi casi uno strumento di aiuto allo studente, il problema è il danno che una scelta del genere può comportare a un ragazzo che lotta quotidianamente con un apprendimento difficoltoso e che, invece di essere aiutato, si vede negato il diritto allo studio, si vede privare di ogni autostima ed ambizione (ed è lunga la lista di riferimenti offensivi da parte di docenti alle difficoltà che sono tutto fuorché volontarie) solo perché la scuola non ha voluto cercare di CAPIRE chi aveva davanti, COME fare per aiutarlo.
Quando un ragazzo sbatte tante volte la testa contro il muro dell’insuccesso finisce spesso con l’abbatterlo, ma le cicatrici le porta addosso a vita”.
In tutto l’anno, quasi esclusivamente compiti scritti (docenti e dirigente dovrebbero leggere meglio le circolari ministeriali sui DSA). In classe il clima è diventato insopportabile: scontri continui fra docenti e ragazzi e fra compagni stessi; molti docenti non facevano che ignorare l’impegno dei ragazzi, li tacciavano di pigrizia quando erano loro i primi a non volersi accorgere che nella dislessia sono più le doti nascoste che le disabilità. Sarebbe bastato dar loro una mano, mostrare sensibilità piuttosto che pregiudizio, collaborare con chi offriva la propria disponibilità, costruire un clima che favorisse la crescita e l’educazione.
Qual è l’insegnamento che giunge ai nostri figli? Che chi lotta quotidianamente e con successo per superare le proprie difficoltà viene penalizzato e solo chi, da furbo, non smuove le acque per navigare al sicuro va avanti?
Come faranno i nostri figli ad imparare cosa significhi Merito, Impegno, Giustizia?
Questa è la storia di tanti, la storia di tanti ragazzi che subiscono ingiustizie perché non si è mai abbastanza dediti ad ascoltarli. È la storia di una scuola che ha palesemente dimenticato la sua missione educativa.
Senza dubbio è una storia, per noi fiorentini, di cui non andare fieri.

PS.La Direzione della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA commenterà questo emozionante articolo.

 

 

DISLESSIA… E SCUOLA NON PERSONALIZZATA!!!
di Umberto Tenuta

Non integrazione ma personalizzazione educativa per tutti gli alunni, tutti diversamente abili.

Mi ero impegnato a commentare la nota “DISLESSIA: IL DISIMPEGNO DELLA SCUOLA di Enrico Rialti”, pubblicata nella rubrica ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com.
Mantengo la promessa, non tanto per l’impegno quanto per una esigenza che mi ha accompagnato nei 47 anni vissuti nella scuola, di cui 26 anche con i soggetti che oggi vengono definiti “alunni diversamente abili”, come se tutti non fossimo diversamente abili! Chi volete che non sia diversamente abile? Ci sono due persone uguali nei sei miliardi di esseri umani che popolano il pianeta? No, tutti diversi! E se tutti sono diversi, nessuno è diverso.
Ma la scuola è fatta per gli alunni uguali, che non esistono, e perciò non è la scuola di nessuno: chi si salva lo fa per meriti suoi, non della scuola!
Quale operatore scolastico capisce che “Nessuno potrà mai capire cosa significhi essere dislessici nel mondo della scuola. Nessuno potrà mai capire, dal di fuori, cosa si provi a sentirsi umiliati per tutta la propria infanzia e sentirsi ripetere giorno dopo giorno che non sarete mai capaci di avere successo in niente”.
Ed è anche la nostra storia. Noi abbiamo deciso di condividerla perché quando l’ingiustizia colpisce i ragazzi non può mai passare sotto silenzio”. Tranne che nella scuola!
Nostro figlio, ragazzo dislessico, studente di un liceo scientifico parificato fiorentino: tante le difficoltà incontrate nel corso della sua carriera scolastica, ma anche tanto l’impegno, la tenacia, la dedizione nello studio”.
Tanto l’impegno del ragazzo dislessico, a fronte del disimpegno di chi dislessico non è!
Eppure sembra che la scuola di oggi…o non conoscano affatto la realtà di questi ragazzi o, peggio, non vogliano conoscerla”.
Non la conoscono. Non hanno gli strumenti per conoscerla: docenti di classe non formati sul piano didattico; docenti di sostegno formati, ieri, dai Corsi biennali, oggi, peggio ancora, dall’Università”.
“Non volevamo credere… l’anno scolastico 2006/2007 si era svolto in un clima idilliaco, con rapporti di stima ed affetto fra studenti e docenti e risultati scolastici impeccabili.
Ma è bastato che nuovi docenti prendessero in carico la classe ed il clima si è tramutato, ma a spese, per l’appunto, dei due alunni con dislessia evolutiva…La scuola ha declinato ogni offerta, ha negato la necessità che i docenti approfondissero le loro conoscenze su questa realtà così diffusa e così fraintesa”.
Ma perché approfondire la conoscenza dei dislessici quando non la approfondisce per nessun alunno con la farsa del Portfolio?
In un paese, Italia, in cui ancora così poco ci si adopera per gli studenti dislessici, che un istituto, per lo più cattolico, rifiuti la possibilità di ampliare le occasioni di aiuto a chi è in difficoltà è vergognoso.
Risultato: sia nostro figlio che l’altra ragazza dislessica sono stati bocciati”.
La scuola non aiuta nessuno: quello che gli alunni imparano, lo imparano da soli, soprattutto se figli di papà, coi “cromosomi più potenti”, direbbe Don Milani.
La scuola è rimasta quella medioevale, della cattedra e delle file di alunni, tutti sconosciuti, malgrado le Schede ed i Portfoli.
E non per colpa dei docenti, ai quali nessuno ha mai detto e dice come si insegna, anzi come si apprende: per insegnare basta essere laureati in Matematica, in Lingua italiana ecc. senza alcuna conoscenza di Didattica, perché la Didattica all’Università è ignorata, volutamente ignorata, soprattutto dopo la Riforma Gentile del 1923. Ladidattica non la si insegna nemmeno ai docenti di sostegno, i quali poi la dovrebbero insegnare ai colleghi, atteso che, a norma della C.M. 3 .9.1985, n. 250, <<La responsabilità dell’integrazione dell’alunno in situazione di handicap e dell’azione educativa svolta nei suoi confronti è, al medesimo titolo, dell’insegnante di sostegno, dell’insegnante o degli insegnanti di classe o di sezione e della comunità scolastica nel suo insieme>>.
La lettera dei genitori prosegue: <<il problema è il danno che una scelta del genere può comportare a un ragazzo che lotta quotidianamente con un apprendimento difficoltoso e che, invece di essere aiutato, si vede negato il diritto allo studio, si vede privare di ogni autostima ed ambizione (ed è lunga la lista di riferimenti offensivi da parte di docenti alle difficoltà che sono tutto fuorché volontarie) solo perché la scuola non ha voluto cercare di CAPIRE chi aveva davanti, COME fare per aiutarlo…In tutto l’anno, quasi esclusivamente compiti scritti (docenti e dirigente dovrebbero leggere meglio le circolari ministeriali sui DSA)>>.
Non sono state mai presi in considerazione il DOCUMENTO FALCUCCI del 1975, magna charta dell’integrazione e tutta la normativa sulla comune responsabilità dei docenti tutti della scuola.
In effetti, l’integrazione non è avvenuta.
E non poteva, non può avvenire, se non si personalizza l’attività educativa e didattica per tutti gli alunni come prevedono le unità di apprendimento, il solo strumento che consente la personalizzazione educativa per tutti gli alunni, perché tutti gli alunni sono diversamente abili, come i sei miliardi di esseri umani che popolano il pianeta.
Ma la scuola è rimasta selettiva, fondata sulla lezione gentiliana e sui libri testo, ora anche o soprattutto digitali!
L’aggiornamento non esiste(1), malgrado le ingenti somme che si spendono, soprattutto con i PON.
Dirigenti, docenti ed alunni sono abbandonati a se stessi.
L’integrazione resta una chimera, di cui sono vittime gli alunni che avrebbero bisogno di una scuola fondata sulla personalizzazione educativa e su una metodologia didattica rinnovata, così come si prevede all’art. 1 del D.P.R. 275/1999 (<<esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>>).
Il miglioramento non si attua e le spese le fanno tutti gli alunni, in particolare gli alunni più bisognosi.
<<Io me la cavo!>>.
Ma gli altri?
E che importa, a chi importa?
Tanto la scuola resta di fatto selettiva, anche se alza i voti e promuove tutti!
Resta selettiva, fatta per una casta di alunni che della scuola non ha bisogno.
Che poi il Regolamento del’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 prescriva di garantire il successo formativo a tutti gli alunni, a chi volete che importi?
Che poi il Rapporto Faure affermi che <<Ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>>(2) a chi volete che importi?
L’Amministrazione scolastica ha altro cui pensare.
Gli Ispettori tecnici sono spariti e stanno per diventare esperti di procedura penale(3).
Non restano che i Genitori.
Se mille, un milione, venti milioni di Genitori, di alunni tutti diversamente abili, quali sono tutti gli alunni, nessuno uguale ad un altro, pubblicano lettere come quella che abbiamo pubblicato, forse qualche speranza che la scuola cambi esiste.
Ora possono farlo più fondatamente, perché gli artt. 1 della L. 30/2000 e della L. 53/2003 prevedono la <<cooperazione tra scuola e genitori>.
Ma anche questa è ancora una chimera!

——
(1) In merito vedi gli articoli dello scrivente sulla RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(2) FAURE E. ,a cura di, Rapporto sulle strategie dell’educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249.
(3) In merito cfr. gli articoli di Umberto Tenuta sulla RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA:
www.rivistadidattica.com

 

 

 

DISLESSIA: IL DISIMPEGNO DELLA SCUOLAultima modifica: 2009-01-03T18:09:20+00:00da sabry685
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “DISLESSIA: IL DISIMPEGNO DELLA SCUOLA

  1. Ieri sono tornata a casa piangendo. Il consiglio di classe di mio figlio che avrebbe dovuto occuparsi di trovare i modi per aiutarlo ha preferito trincerarsi con grande ignoranza e mancanza di sensibilità, aggredendo noi genitori e la psicologa che era venuta per consentire di capire cosa sia la dislessia, beffeggiandoci e ammiccando e sorridendo della diagnosi firmata dal primario del II policlinico di Napoli, dicendo che Giacomo non è dislessico.
    Nessun dialogo, nessuno scambio di idee. Umiliati da professori che, senza conoscenze e senza competenze, decidono che la dislessia non esiste. Che Giacomo ed io facciamo finta per ‘vincere’ 10 minuti in più di compito in classe oppure un dizionario elettronico. Professori????
    Una vergogna per la scuola Italiana e per tutti noi. Non so come andrà a finire, di certo sentire queste cose fa male, tanto più se riguardano un ragazzino di 16 anni già così fragile ed emotivo, prigioniero di una scuola ignorante e insensibile.

  2. Potrei mettere il mio nome sotto la lettera sfogo di questi genitori e sarebbe vera comunque. Viviamo la stessa situazione,noi subiamo perfino dei ricatti da parte degli insegnanti. Abbiamo chiesto l’annulamento del voto della verifica di chimica dove ha preso 1 fatta solo di domande aperte scritte a mano da mio figlio dislessico disgrafico e discalculo, ci è stato risposta dall’insegnante che se insistevamo nel chiedere l’annullamento del voto allora avrebbe annullato il voto della verifica precedente dove ha preso 6 perchè svolta nelle stesse modalità. La scuola non è fatta per alunni che hanno problemi, gli insegnanti non vogliono rotture di scatole, certo malpagati e bistrattati molte volte, ma non possono farla pagare ai ragazzi. Si dovrebbero denunciare questi abusi fare i ricorsi in caso di bocciatura, io sto già valutanto di querelare la scuola attraverso la commissione medica della ASL che segue mio figlio perchè in 2 mesi di scuola si vedono i primi danni, riferibili all’autostima e forte stress emotivo e conseguente perdita di interesse verso un indirizzo di studi fortemente desiderato e voluto da lui

Lascia un commento