DISLESSIA 30 ANNI FA: RICORDI DI UN DISLESSICO

 

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Bambini, prendiamo il libro rosso e facciamo una lettura.
Mi chino sotto il banco per prendere il libro nella cartella e non vorrei più tornare su …
Ho scelto un posto strategico ed è inutile perdersi in mille pensieri: prima o poi mi toccherà …
I ban
chi nella mia classe sono disposti a ferro di cavallo ed io mi sono sistemato a metà del lato a destra della cattedra.
La maestra fa cominciare a leggere quasi sempre da sinistra, ma qualche volta anche da destra.
Raramente dai due angoli, ma in ogni caso mai dal centro di un lato.
Questa volta si comincia dalla destra, quindi non avrò molto temo.
Il primo punto arriva dopo un paio di righe e la maestra passa la sua mano sul secondo banco, chiedendo al secondo bambino di proseguire.
Ho solo tre bambini prima di me, devo sbrigarmi.
Mentre il secondo legge, scorro il dito tra le lettere alla ricerca dei punti; individuo il secondo, poi il terzo, poi il quarto. Ecco, da qui toccherà a me.
Inizio a leggere mentalmente, ma non riesco ad isolarmi.
La voce è cambiata ed è sempre più vicina. Con la coda dell’occhio ora riesco a vedere la maestra.
Tento di concentrarmi e decifro ancora qualche parola che cerco di memorizzare.
Ora chi legge è il mio compagno di banco e penso che ormai è fatta … tra poco toccherà a me …
Con la coda dell’occhio, mentre tento disperatamente di decifrare qualche parola ancora, individuo il dito del mio compagno, poi volto lo sguardo e cerco di capire dove siamo arrivati, ma la mano della maestra si è ormai lentamente spostata davanti a me …
Silenzio interminabile …
Poi pronuncia quella che per me è quasi una condanna: “continua Riccardo”.
Silenzio interminabile …
Senza dire una sola parola, porta il mio dito indice sul punto dove inizia la mia lettura.
I miei calcoli era giusti, sono felice e parto come un razzo …
Nonostante tutto, le lettere impiegano tempo per diventare sillabe e poi parola … più tempo dei miei compagni …
Poi le poche parole già lette finiscono ed il mio punto è ancora lontano.
Proseguo con il massimo dell’impegno, ma quelle maledette lettere non voglio trasformarsi in parole.
La maestra mi aiuta, a bassa voce, ma io sono ormai in preda al panico e tutte quelle lettere perdono qualsiasi significato.
Tra quanto i miei compagni inizieranno a ridere?
Riparto ancora, riempiendo i silenzi con le vocali e le parole sono sempre più una cantilena incomprensibile.
Ormai non riesco neanche più a seguire gli aiuti della maestra, tanto sono concentrato a capire di chi sono le risatine.
La maestra grida chiedendo silenzio, poi amorevolmente mi incoraggia ed io prendo fiato e ricomincio ancora.
Qualche breve parola si compone con meno difficoltà ed il “bravo” della maestra mi da la carica.
Proseguo ed il mio punto è ormai vicino, ancora qualche b e qualche d da indovinare e poi toccherà ad un altro!
“Bravo”, dice la maestra “ed ora prosegue Monica”.
Finalmente mi torna il sorriso e posso tirare un sospiro di sollievo ed asciugarmi le mani dal sudore.
Poi lentamente alzo lo sguardo.
Moti sono attenti a non perdere il segno.
I soliti mi guardano e ridacchiano.
C’è anche una bambina che mi guarda con compassione.
Mai io me ne frego, il mio turno è passato, riprendo a guardare il libro e a volare con la fantasia di un bambino di 8 anni.

30 anni fa di dislessia si sapeva molto poco e l’unica che aveva le idee chiare era la mia mamma, che intuiva che non ero stupido, ma c’era qualche cosa che non andava.
Solo per caso, seguendo una trasmissione in seconda serata, focalizzò il problema. L’indomani chiamò la Rai per avere dei contatti e non con poco sforzo ci riuscì.
Nonostante vivessimo a Roma, ricordo che mi portavano ad Avezzano durante i fine settimana per farmi parlare con dei dottori.
Morale della favola? Anche il mio papà e dislessico ed oggi lo è anche mio figlio.
A 30 anni di distanza, aimè, di dislessia, almeno nelle scuole, si continua a saperne proprio poco, anche se è proprio lì che andrebbe individuata, capita ed affrontata.
Credo che mio figlio si debba ritenere fortunato ad avere un padre dislessico, non per il padre, ma per la nonna e per la mamma che hanno saputo e sanno affrontare il problema e nonostante questo, gravi errori sono stati ugualmente fatti!

di RIccardo F.

DISLESSIA 30 ANNI FA: RICORDI DI UN DISLESSICOultima modifica: 2009-05-22T11:37:00+00:00da sabry685
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